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Se avessimo di fronte chi la scorsa settimana ha distrutto a Palermo le statue dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, gli chiederemmo il perchè.
Perchè distruggere un simbolo? Che cosa di questi due uomini vi fa ancora paura, vi tormenta?
Le domande poi aumentano se si pensa che l'episodio è avvenuto a due giorni dal 18° anniversario della strage di via D'Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.
Forse ad inquietare chi ha commesso questo gesto, deprecabile e inutile, sarà stata la scritta che Tommaso Domina, (lo scultore palermitano che ha realizzato l'opera) ha posizionato accanto alla statua?
Fa paura leggere ''Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee, nel sole, nell'allegria, nell'amicizia, fra la loro gente"?
Probabilmente sì.
Fa paura che anche da morti (soprattutto da morti, ci verrebbe da dire!), questi due giudici siano ancora capaci di smuovere le coscienze, di far scendere in piazza, giovani e meno giovani, a sventolare agende rosse, ad esigere la verità a tutti costi.
Non sarà certo una statua distrutta ad offuscare la figura di due uomini che hanno fatto della giustizia, della "legge uguale per tutti", il senso profondo del loro lavoro.
Per questo motivo crediamo che il gesto non scalfisca per nulla la memoria di Falcone e Borsellino e di quanti hanno pagato con la vita la loro lotta contro la mafia. Anzi fa assumere all'anniversario dell'uccisione del giudice Borsellino un senso ancora più profondo.
Ma quello commesso rimane comunque un gesto inqualificabile, che tocca nel vivo tutti coloro che ogni giorno, e a vario titolo, si impegnano affinchè libertà e giustizia divengano due parole di uso comune: nei Tribunali, a scuola, nei luoghi di lavoro, nelle piazze e nelle strade. Un gesto che farebbe male a noi siciliani e assumerebbe i contorni di inaudita stupidità, se si scoprisse che la matrice non è mafiosa, ma il gesto vandalico di chi il cervello lo usa di tanto in tanto.
Intanto le statue di Falcone e Borsellino sono tornate al loro posto, in via Libertà.
Lo scultore che le aveva realizzate le ha aggiustate e reinstallate. Perchè i siciliani giusti sono anche questo: orgoglio e rispetto per i propri uomini.
E accanto alle statue si legge la scritta "Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee, nel sole, nell'allegria, nell'amicizia, fra la loro gente". Fa così tanta paura?
Grazia Scuderi
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