luned́ 13 luglio 2020
Anno IV - numero 28 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
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TERME DI ACIREALE : SI SPEGNE UN'AZIENDA,

RIMANE IN VITA UN PROGETTO? 

 

 

Sta per spegnersi un’azienda, giuridicamente ed economicamente parlando.

Ma è forte la speranza di tenerne in vita servizi, iniziative e programmi, utili socialmente, con l’auspicio che attorno ad essi prenda consistenza un serio progetto di rilancio turistico del territorio.

Parliamo delle Terme di Acireale, la società per azioni partecipata dalla Regione Siciliana, posta in liquidazione dal socio pubblico, costretta nei giorni scorsi, per decisione obbligata del suo commissario, a sospendere temporaneamente le attività e i servizi agli utenti.

Qualche settimana fa, il Consiglio Comunale ha votato all’unanimità un documento di richiesta alla Regione per la costituzione di un tavolo permanente e, nei giorni passati, ha favorito l’audizione in aula del commissario liquidatore Margherita Ferro.

E’ nato ad inizio anno un comitato civico per le Terme. I deputati regionali Raia e Barbagallo hanno inoltrato al Governo siciliano un’interrogazione parlamentare molto dettagliata.

Si moltiplicano in città iniziative di informazione e sensibilizzazione sul tema, non ultima quella programmata il 9 aprile prossimo dal Lions Club e dal suo comitato “…per l’economia di Acireale”, che inviterà al tavolo esperti del termalismo nazionale, tecnici dell’economia e del turismo regionali, investitori pubblici e privati per fornire elementi di giudizio e di discernimento sui possibili scenari di sviluppo e sulle ipotesi di riposizionamento delle Terme.

Si avvia alla fine l’esperienza della Regione imprenditrice nel settore del termalismo (stessa sorte toccherà a Sciacca) che, inizialmente con l’azienda autonoma, poi dalla fine del 2005 con la società per azioni partecipata dalla prima, non è mai riuscita a riportare le strutture termali ai fasti del passato, quando i fatturati crescevano, si moltiplicavano le prestazioni (in convenzione con il servizio sanitario nazionale), si attiravano turisti e visitatori da ogni parte d’Italia.

Nel corso degli anni, sotto il profilo aziendale, le Terme si sono fortemente indebolite sul piano della competitività, non hanno più sostenuto investimenti per il rilancio, sono risultate incapaci di generare ricavi più consistenti e di ridurre ingenti costi di struttura e del personale. Inoltre, si è interrotto il percorso di privatizzazione, avviato dalla Regione Siciliana con la legge 10 del 30 aprile 1999, protrattosi per lungaggini burocratiche nel tempo, iniziato solo a metà degli anni duemila con la trasformazione delle aziende autonome in società per azioni, finalizzato ad un coinvolgimento dei privati nella gestione delle attività termali che di fatto, per le attività chiave, non è mai avvenuto. Anche per il termalismo, la Regione ha dimostrato che le sue capacità di “fare impresa” in alcuni settori portanti dell’economia regionale sono molti deboli.

E’ fallita la Regione imprenditrice, non ha brillato nemmeno la Regione finanziatrice. Negli anni, la gestione delle Terme di Acireale è stata mortificata dall’assenza di organi amministrativi stabili, poiché si sono susseguiti commissari straordinari e “ad acta” nominati, fra funzionari e dirigenti regionali, allo scopo di adottare singoli provvedimenti. Quando la stabilità è stata raggiunta con la nomina di un consiglio di amministrazione, operativo nel periodo 2006-2009, tuttavia i risultati positivi auspicati non sono stati ottenuti, sia per responsabilità gestionali degli amministratori, sia perché la Regione ha continuato ad avocare a sé molte prerogative che di fatto interferivano con il governo dell’azienda.

Le Terme si sono svuotate di personale, che era già in esubero; ma adesso, paradossalmente, l’azienda è carente di forza lavoro. Il resto è storia recente. E’ triste assistere al gioco politico “a scaricabile” fra chi subentra e chi lascia; un gioco che si ripropone ogni volta che cambiano le maggioranze politiche alla Regione. L’azienda Terme si spegne perché, da almeno quindici anni, si regge su un modello di business non più sostenibile e fuori mercato, che non ha saputo cogliere le nuove opportunità del termalismo del benessere su cui invece altre strutture in Italia hanno investito. Si spegne perché non c’è mai stata una gestione autenticamente aziendale, dato che i commissari erano preposti soltanto a compiere atti di natura amministrativa, mentre si succedevano assessori al Turismo mai in grado di assumere decisioni politiche forti sul turismo termale. Si spegne perché l’iter di privatizzazione, poco chiaro nelle modalità e nei tempi, si è interrotto bruscamente, lasciando l’azienda incapace di darsi una programmazione autonoma. Si spegne forse perché non c’è mai stata ferma convinzione della classe politica locale che le Terme avrebbero avuto un ruolo fondamentale per il rilancio turistico delle Aci. Adesso, attorno ad un’azienda che muore, si mobilitano tutti almeno per salvare il progetto. Ma, ci chiediamo, un progetto vero esiste?

Rosario Faraci


13/03/2011

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