luned́ 13 luglio 2020
Anno IV - numero 28 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
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Ancora le Terme al centro dell’attenzione nel dibattito politico cittadino e interno alla società civile di Acireale.
Il settimanale I Vespri riporta che il Consiglio Comunale, dopo aver dedicato nei giorni una seduta all’audizione del co-liquidatore Margherita Ferro sulla crisi del complesso termale, su richiesta delle opposizioni, ha invitato il segretario generale del Comune Luciano Sardella a trasmettere alla Procura della Repubblica tutti i verbali relativi a quella seduta.
D’altro canto, la volontà del Consiglio, avanzata attraverso un ordine del giorno votato all’unanimità, di chiedere alla Regione un tavolo di confronto permanente sulle Terme è sempre viva. Anche la società civile non manca di tenere alto il livello di controllo sociale sulle vicende delle Terme.
Il Lions Club, per iniziativa del comitato “…per l’economia di Acireale”, organizza per il 9 aprile un convegno al quale parteciperanno esperti del termalismo nazionale, dirigenti regionali del Bilancio e del Turismo, nonché investitori pubblici e privati; all’incontro hanno assicurato la partecipazione i sindaci dei comuni di Acireale e di Acicatena e un nutrito gruppo di parlamentari regionali e nazionali. Se è ragionevole pensare ad un progetto – della politica e del territorio – per rilanciare il termalismo, dato che la gestione pubblica è stata in tantissimi anni debole e frammentata, non si devono trascurare alcuni passaggi formali ed istituzionali che, sovente, nel dibattito cittadino, passano in secondo piano, perché molto tecnici.
Iniziamo con il percorso di liquidazione del complesso termale, stabilito dalla legge 12 maggio 2010, n.11, dal titolo “Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2010”. Quella legge, all’art.21, I comma, ha espressamente previsto che “entro 180 giorni dall’avvenuta cessione alla Regione delle quote azionarie detenute dalle aziende autonome Terme di Acireale e Terme di Sciacca rispettivamente nelle società Terme di Acireale S.p.A. e Terme di Sciacca S.p.A., la Ragioneria generale della Regione attiva le procedure necessarie a porre in liquidazione le due Società e, tramite lo svolgimento di una gara ad evidenza pubblica, affida a soggetti privati la gestione e la valorizzazione dei complessi cremotermali ed idrominerali esistenti nel bacino idrotermale di Acireale e di Sciacca, compreso lo sfruttamento delle acque termali ed idrominerali, nonché le attività accessorie e complementari”.
Il segnale è dunque molto chiaro. Il termalismo, almeno limitatamente alle esperienze di conduzione diretta degli stabilimenti termali di Acireale e di Sciacca, non è più un settore nel quale la massima istituzione isolana intende esercitare le sue prerogative di “Regione imprenditrice”. In questo ambito, dove sono presenti in tutto dodici realtà termali, la maggior parte di iniziativa privata, ci si limiterà ad esercitare altre prerogative: di “Regione finanziatrice” qualora si rendessero necessari ulteriori interventi finanziari per favorire, senza ulteriori traumi, il disimpegno dal termalismo; l’istituzione potrà viepiù svolgere le funzioni di “Regione regolatrice”, esercitando i poteri di monitoraggio, vigilanza e controllo sulle attività che verranno d’ora in avanti svolte dai privati. Tuttavia, una precedente legge, la 19 aprile 2007 n.11, che prevedeva la ricapitalizzazione delle società per azioni Terme di Acireale e di Sciacca, dunque un primo intervento della Regione “finanziatrice” del termalismo, è stata impugnata dall’Unione Europea per presunta violazione della normativa sul divieto di aiuti di Stato.
La legge del 2010, oltre a stabilire la liquidazione, ribadisce l’importanza della via della privatizzazione. Questa volta si tratta di una “privatizzazione sostanziale”, che prevede cioè il coinvolgimento dei privati nella gestione dei complessi termali di Acireale e di Sciacca, e non più soltanto di una “privatizzazione formale” quale era la precedente, sancita con legge regionale 27/4/1999, n.10. Quella legge, in cui all’art.23, comma I, si stabiliva che “entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale procede alla trasformazione dell’Azienda autonoma delle terme di Sciacca e dell’Azienda autonoma delle Terme di Acireale in società per azioni, le cui azioni sono detenute dalla Regione siciliana e i diritti corporativi sono esercitati dall’Assessore regionale per il turismo, le comunicazioni ed i trasporti; le società per azioni derivate dalle predette aziende succedono a queste nella totalità dei rapporti giuridici”. In pratica, la privatizzazione formale era una trasformazione in spa della vecchia azienda autonoma, assoggettava ad un regime privatistico la gestione delle Terme, che comunque continuavano a rimanere di proprietà pubblica e assoggettate al controllo della Regione. Per un certo periodo di tempo, addirittura, vi è stata la coesistenza fra l’azienda autonoma e la società per azioni, entrambe comunque assoggettate al controllo della Regione, con la prima gestita da un commissario e la seconda da un consiglio di amministrazione. Questa confusione di ruoli e competenze non ha giovato a nessuno.
Le vicende delle Terme di Acireale oscillano dunque fra possibili scenari di privatizzazione e la liquidazione della società per azioni. Quest’ultima è rimasta attiva dal 2006 al 2009 (con il consiglio presieduto da Claudio Angiolucci) e per un periodo limitato dal 2009 al 2010 (con il commissariamento affidato a Margherita Ferro, oggi co-liquidatore del complesso termale).
Quando si dovrà attuare la privatizzazione, bisognerà comunque operare nel rispetto dell’art.3 del decreto del Presidente della regione n.37/97, tuttora vigente, che disciplina le procedure di dismissione della Regione.
Nel corso della attuale XV legislatura all’Assemblea Regionale Siciliana, le attività d’aula riguardanti il sistema delle partecipazioni regionali, e fra queste le Terme, si sono di fatto limitate al disegno di legge n.517 del 9 febbraio 2010, di iniziativa dell’intero gruppo parlamentare del PD, relativo a “Norme in materia di riordino delle società partecipate dalla Regione”.
Nella relazione di accompagnamento a quella proposta di legge, i deputati del PD (primo firmatario: Antonino Cracolici), operando una ricognizione di tutte le quote azionarie della Regione in società partecipate, si soffermavano pure sulle Terme di Acireale (capitale sociale: € 33.057.000; quota di partecipazione regionale: 47,15%) e sulle Terme di Sciacca (capitale sociale: € 14.845.000; quota di partecipazione: 73,29%), senza tuttavia dare alcuna indicazione sulle modalità di valorizzazione o dismissione della quota regionale.
Bisogna andare indietro di qualche mese, per scoprire l’intendimento della Regione. E’ in un precedente disegno di legge, di iniziativa governativa (firmatari: il presidente Raffaele Lombardo e l’assessore Giovanni Roberto Di Mauro), il n.471 del 2 ottobre 2009, dal titolo “Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2010”, che, all’art.21, I comma, si suggerisce la liquidazione delle Terme. Quell’articolo ha un testo identico a quello contenuto nella legge del 12 maggio 2010. La volontà del Governo, dunque, è chiara: liquidazione della società per azioni e poi privatizzazione, cioè affidamento ai privati.
Tuttavia, il termalismo rimane ancora tra le “aree strategiche” della Regione Siciliana, indicate al fine di procedere al riordino delle società a totale e maggioritaria partecipazione della Regione. Nei documenti regionali, infatti le aree strategiche individuate sono: trasporti pubblici; servizi ausiliari; promozione dell’immagine della Sicilia, della cultura, dell’attività turistica e dell’artigianato; sviluppo e innovazione; attività informative e I.C.T. della Regione; gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale; servizi di emergenza sanitaria; servizi di riscossione dei tributi; credito; ricerca; attività di captazione e/o accumulo e/o potabilizzazione e/ adduzione di acqua di interesse regionale; settore agroalimentare; salvaguardia del territorio e dell’ambiente; energia. Dunque, c’è una parte relative alle acque; ve n’è un’altra inerente la gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare. A quale dei due ambiti, dato che le Terme dispongono di un rilevante patrimonio, la Regione intenderebbe adesso far riferimento?
In questa legislatura, le attività di controllo dei parlamentari in materia di termalismo o di partecipazioni riguardano soltanto interrogazioni. A differenza di precedenti legislature, contrassegnate da maggiore attivismo dei deputati, non ci sono stati interpellanze, mozioni, oppure ordini del giorno. In tutto solo sette interrogazioni. La più recente è l’interrogazione n.1706 del 16 febbraio 2011, unico firmatario il deputato Salvatore Giuffrida (UDC), in cui si fa richiesta di notizie sulla gestione del sito termale di Acireale, con particolare riferimento alla situazione dei crediti, dei debiti e delle iniziative volte ad evitare lo smantellamento del patrimonio tecnico-immobiliare delle Terme. L’interrogazione n.1610 del 12 gennaio 2011, a firma di Giovanni Barbagallo e Concetta Raia (entrambi PD), ampiamente richiamata dalla stampa regionale, concerne chiarimenti sulla gestione dell’azienda autonoma Terme di Acireale s.p.a. ed iniziative conseguenti. Si chiede di conoscere lo stato del processo di liquidazione; di sapere se la società sia addivenuta ad un accordo che blocchi la procedura esecutiva promossa dal Banco di Sicilia; di comprendere le ragioni di confermare quale liquidatore della società lo stesso amministratore. Andando più indietro, si annoverano altre interrogazioni. La n.1435, del 13 ottobre 2010, a firma dei deputati PDL Salvatore Pogliese (primo firmatario), Giuseppe Buzzanca, Salvino Caputo, Marco Falcone, e Vincenzo Vinciullo, è inerente la tutela occupazionale per i lavoratori del servizio di pulizia delle terme di Acireale; interrogazione conseguente alla scelta dell’amministrazione delle Terme di affidare nel settembre 2010 ad una nuova impresa il servizio di pulizia.
L’interrogazione n.957 del 15 gennaio 2010, di Antonino Bosco (PDL), riguardava invece notizie in ordine allo stato di attuazione della legge regionale n.11 del 2007 e iniziative per scongiurare la dispersione del patrimonio termale regionale. In tale interrogazione, il parlamentare chiedeva di sapere come mai l’impegno di erogare in tre tranche gli importi per l’aumento del capitale sociale a favore delle società Terme di Sciacca e Terme di Acireale, assunto con la legge regionale 11/2007 e da adempiere entro il 31 dicembre 2009, non fosse stato rispettato. L’interrogazione n.676 del 20 luglio 2009, unico firmatario il deputato PD Davide Faraone, riguardava notizie circa il riordino delle partecipazioni della Regione siciliana in società di capitali, e fra queste ovviamente le Terme. L’interrogazione n.83 del 30 luglio 2008, a firma dei deputati PD Concetta Raia (primo firmatario), Antonino Di Guardo e Giacomo Di Benedetto, riguardava notizie circa l’istituzione di un ruolo speciale per il personale delle aziende autonome delle terme di Sciacca e d Acireale, di cui alle leggi regionali n.17/2004 e n.11 del 2007. L’interrogazione n.20 del 13 giugno 2008, di iniziativa dei deputati PD Giacomo di Benedetto e Vincenzo Marinello, concerneva la richiesta notizie sulla privatizzazione sostanziale delle aziende termali di Sciacca e Acireale.  
Volendosi districare nel dedalo di documenti (leggi, disegni di legge, interrogazioni ed altro), non è ancora chiaro, pertanto, su quali basi (tempi, modalità, caratteristiche tecniche, contenuti del contratto, etc..) potrà avvenire il percorso di privatizzazione delle Terme. Non ci sono atti, né decreti assessoriali, né disposizioni governative al riguardo. Soprattutto, persistendo alcune difficoltà di natura tecnica nell’erogazione dei servizi idrotermali, non è del tutto chiaro su quali basi potrà costruirsi il coinvolgimento di investitori (pubblici o privati) nella gestione del termalismo. E’ sempre più urgente, anche per elevare il livello del dibattito sul tema, comprendere attorno a quale progetto, pubblico o privato, di natura puramente turistica o turistico-termale, di esclusiva pertinenza di Acireale o dell’intero comprensorio, si vuole scegliere di rilanciare il termalismo e il turismo locali.

Rosario Faraci

 

TERME DI ACIREALE: LIQUIDAZIONE, PRIVATIZZAZIONE O DEFINITIVA DISMISSIONE?


20/03/2011

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