luned́ 13 luglio 2020
Anno IV - numero 28 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
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Acireale e Sciacca: situazioni e bilanci a confronto


La trasformazione delle aziende autonome delle Terme di Acireale e di Sciacca in società per azioni, completata alla fine del 2005, perfezionata con la nomina dei consigli di amministrazione durati in carica fino al 2009 (fino al loro scioglimento, cui ha fatto seguito la nomina di un amministratore unico per ciascuna delle due realtà, Carlo Turriciano a Sciacca e Margherita Ferro ad Acireale), ha assoggettato al regime privatistico la gestione dei due complessi, permettendo altresì una maggiore divulgazione di informazioni finanziarie, oggi disponibili pubblicamente. Mentre le Terme SpA di Sciacca rimangono ancora in vita (ma non è esclusa la loro liquidazione), quelle di Acireale sono già in fase di liquidazione; entrambe saranno comunque presto affidate ai privati, come previsto dalla legge regionale n.11 del 12 maggio 2010.
Per quanto accomunate sempre da un medesimo destino, prima sotto l’egida costante della Regione, in un prossimo futuro affidate ai privati, le Terme di Acireale e di Sciacca sono profondamente diverse fra loro. Ad Acireale le Terme sono una delle tante risorse turistiche di cui la città dispone; a Sciacca, invece, costituiscono il principale elemento dell’offerta turistica. Per tale motivo, non sorprende che, nella città dell’agrigentino, si stia tornando a discutere sulla trasformazione del nome da Sciacca a Sciacca Terme, dopo che nel dicembre 2003 il referendum popolare programmato non fu svolto per mancato raggiungimento del quorum di votanti. Ad Acireale, invece, l’interesse verso questo tema è più tiepido, e risale al 2005 l’iniziativa di alcuni politici locali di sollevare la questione del nome della città in Acireale Terme. Il sito internet delle terme saccensi è attivo (
http://www.termesciaccaspa.it/), quello di Acireale (http://www.terme-acireale.com/) è da tempo in via di aggiornamento. Identica situazione si riscontra quando, dal virtuale al reale, si fa riferimento agli alberghi: ad Acireale l’Hotel delle Terme (sito Internet: http://www.hoteldelleterme.net/), un tempo affidato a privati (morosi) è chiuso; a Sciacca, invece, il Grand Hotel delle Terme (http://www.grandhoteldelleterme.com/)  è attivo.
Nella città dell’agrigentino, amministrazione comunale e albergatori hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per rilanciare quello che di termalismo residua; ad Acireale imprenditori e politici locali sono disuniti. Anche l’eco mediatica delle due vicende è diversa. Sulla stampa agrigentina, il fervore giornalistico è superiore a quello che si registra in provincia di Catania.
Diverso anche il contributo delle due città al turismo siciliano: Sciacca è riuscita anche a pesare il 4,1% sul totale delle presenze turistiche siciliane, Acireale negli ultimi tempi si è fermata al 3%. Nella “città delle cento campane” il termalismo ha pesato sempre meno del 2% sul totale delle presenze; è emblematico il rilievo che ci siano stati 15 visitatori stranieri in tre anni.
Con i piani industriali approvati dai precedenti consigli di amministrazione delle spa nominati dal governo Cuffaro (presieduti ad Acireale da Claudio Angiolucci e a Sciacca da Carmelo Cantone), la dotazione di organico, 82 dipendenti per Sciacca, 98 per Acireale, prima della trasformazione in spa, è scesa rispettivamente a 28 e 17.
In entrambe le strutture, il personale in esubero, avvalendosi dell’art.119 della legge 28 dicembre 2004 n.17, è confluito in un ruolo speciale ad esaurimento della Regione Siciliana, ed è stato assegnato a vari rami della pubblica amministrazione. Passando all’esame dei bilanci, quelli disponibili agli enti camerali delle province di Catania e di Agrigento per il periodo 2006-2008, si evidenzia una differenza ancor più marcata tra le due realtà. Riferendoci invece al bilancio 2009, Sciacca lo ha approvato (con ulteriori perdite), mentre Acireale sta ritardando tale adempimento e la grave carenza ha sollevato i dubbi dei parlamentari Barbagallo e Raia che hanno recentemente presentato una puntuale interrogazione al Governo della Regione. Nel triennio, la media di ricavi di Acireale è di euro 1.248.179 contro i 2.307.555 euro di Sciacca (che vale, dunque, il doppio).
Entrambe, tuttavia, perdono: in media oltre 500 mila euro l’anno. Le perdite, un tempo più rilevanti (Acireale, quando era azienda autonoma, perdeva anche fino a 3 milioni e mezzo di euro, puntualmente ripianati dalla finanziaria regionale), sono dovute ad un’elevata incidenza dei costi della produzione, ma hanno determinanti di costo diverse. Alle Terme di Sciacca il costo per il personale (compresi oneri sociali e TFR) è di € 1.177.157; ad Acireale,  con una decina di unità in più, è invece di € 134.401. Quasi equivalenti i costi per servizi (Sciacca: 926.598 euro; Acireale: 1.130.398); diversa invece la incidenza dei costi per ammortamenti e svalutazioni (Sciacca: € 339.706; Acireale: € 1.056.531) e degli oneri diversi di gestione (Acireale: € 370.920; Sciacca: € 97.209). Ancor più marcata, invece, la differenza se si guarda alla situazione patrimoniale. Acireale ha immobilizzazioni per € 36.345.804, di cui 35.996.435 € per terreni e fabbricati); Sciacca per € 19.208.008 (di cui 8.364.502 per terreni, fabbricati e impianti; il resto per concessioni e licenze). Passando alle voci finanziarie, Acireale contabilizza crediti per € 16.850.542 e verso soci per € 5.125.000, e ha debiti per 20.272.878 €; Sciacca rileva crediti per 1.704.570 € e verso soci per € 1.835.00 e ha debiti per 4.041.445 euro. Sciacca, dunque, ha minore patrimonio, minori debiti, ma un fatturato leggermente più elevato; Acireale, esattamente l’opposto, e forse ciò spiega il fatto che la Regione si sia precipitata ad avviare le procedure di liquidazione. A Sciacca una cooperativa, creditrice di oltre un milione di euro, ha presentato istanza di fallimento. Entrambe le società scontano un “peccato d’origine” non indifferente.
All’atto della trasformazione delle aziende autonome, la Regione, pur non avendo loro imputato il costo del lavoro, ha trasferito alle spa tutti i crediti e debiti pregressi; avrebbe dovuto ripianarli con un intervento di ricapitalizzazione (contenuto nella legge regionale 19 aprile 2007 n.11), contestato dall’Unione Europea per violazione della normativa sugli aiuti di stato. E così, la situazione finanziaria per tutte e due le strutture termali si è aggravata ulteriormente. Oggi, dipanare il nodo della matassa prima della privatizzazione è complicatissimo. Per questo, forse, con la liquidazione del patrimonio, si potranno azzerare i debiti pregressi e presentarsi ai privati in modo più attrattivo. Ma sulla base di quale progetto, ci chiediamo, i privati potranno coinvolgersi?

 

Rosario Faraci


28/03/2011

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