lunedì 13 luglio 2020
Anno IV - numero 28 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
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Terme di Acireale. In caso di vendita, gli enti locali eserciteranno il diritto di prelazione sull’acquisto degli immobili e dei beni demaniali?


Il controllo sociale esercitato dai club services cittadini sulle Terme di Acireale non è soltanto un fatto recente, se ci riferiamo al convegno del Lions del 9 aprile scorso, che ha ravvivato in città il dibattito sui futuri scenari e sulle ipotesi di riposizionamento delle Terme di Santa Venera e Santa Caterina.

Anche in passato, a più riprese le associazioni di servizio di Acireale si sono fatte sentire per manifestare alla classe politica la loro più viva preoccupazione sulle sorti del più grande stabilimento termale della Sicilia. Ma la politica, attanagliata da fortissime battaglie interne per il potere, rimane distratta.
E’ del 2000 una lettera, a firma dei presidenti dei club services di allora (Orazio Esterini per il Lions, Antonino Petralia per il Rotary, Rosario Bertino per il Kiwanis e Vera Pulvirenti per la Fidapa), indirizzata alle autorità politiche europee, nazionali, regionali e locali, con la quale si avanzavano alcune richieste ben precise in merito al rilancio, alla managerializzazione e alla eventuale privatizzazione delle Terme di Acireale. Il contenuto di quella lettera è stato “riportato in vita” sul sito
www.termediacireale.it, un portale Internet divenuto ormai una preziosa banca dati di documentazione e di informazione sulla storia e sulle vicende delle Terme.

In un passo di quella lettera, i club services acesi chiedevano all’amministrazione regionale di applicare una legge, la n.6 del 7 marzo 1997. Quella legge impedisce alla Regione Siciliana di vendere ai privati beni patrimoniali o demaniali delle sue aziende partecipate, se prima non viene consentita agli enti locali la facoltà di prelazione nell’acquisto. La norma in questione è prevista in quella legge al II comma dell’art.6 dal titolo “Dismissione e riconversione beni demaniali e patrimoniali”.
Poiché i contenuti di quella legge sono ancora vigenti per tutte le società partecipate dalla Regione, con la sola eccezione dell’Ente di Sviluppo Agricolo (come stabilito da una successiva legge del 97), ciò significherebbe che nel processo di liquidazione delle Terme Regionali di Acireale - società per azioni, in atto affidato a Margherita Ferro e a Michele Battaglia sotto la supervisione del Servizio Partecipazioni e Liquidazioni del Dipartimento Bilancio (Assessorato all’Economia), c’è ancora spazio per consentire agli enti locali – la Provincia Regionale di Catania, il Comune di Acireale, i comuni del bacino delle Aci, a cominciare da Acicatena – di esercitare il diritto di prelazione nell’acquisto di immobili e beni del complesso termale che si dovessero mettere subito in vendita, ancor prima della privatizzazione, per ripianare i consistenti debiti pregressi e ristorare gli attuali creditori.
Il “se” però è d’obbligo, dato che finora non c’è stato alcun interesse né dalla Provincia Regionale di Catania né dal Comune di Acireale, che hanno sempre dichiarato la loro estraneità alle vicende delle Terme, perché giudicate al di fuori dei propri ambiti di pertinenza e pertanto di esclusiva responsabilità della Regione Siciliana e dei suoi uffici direttamente competenti (un tempo dell’Assessorato al turismo, oggi dell’Assessorato all’Economia). La Provincia, nel Piano di sviluppo socio economico 2010-2012, attualmente in fase di discussione, non fa alcun cenno alle Terme quale risorsa per lo sviluppo economico e turistico del comprensorio. Né sono pervenute osservazioni al documento da parte dei Comuni ricadenti nella circoscrizione. E nemmeno i Comuni, pur essendosi avvalsi in passato e continuando ad avvalersi tuttora di diversi strumenti di programmazione (come i patti territoriali), hanno manifestato reale interesse alle sorti del termalismo. Addirittura, il costituendo Distretto turistico “Mare dell’Etna”, di cui il Comune di Acireale è capofila, non prevede alcun intervento di promozione del sito termale, disconoscendo così di fatto la sua rilevanza a fini turistici.
Se la soglia di attenzione degli enti locali rimarrà ancora così bassa, non v’è dubbio che la via della vendita ai privati rimarrà l’unica che consentirà all’amministrazione regionale di “far cassa”, velocizzare le procedure di dismissione e arrestare così il crescente flusso di perdite che si accompagna ad un pesantissimo indebitamento dell’Ente. I debiti complessivi ammontano ad € 20.272.878, come si evince dall’ultimo bilancio ufficiale disponibile, ovvero al 31.12.2008.
La Regione, del resto, non è più interessata al termalismo, come si evince chiaramente dal documento del febbraio 2011 intitolato “Proposta di riordino delle società a totale o maggioritaria partecipazione dalla Regione Siciliana”, visibile a tutti sul sito Internet dell’amministrazione regionale. La sfera d’azione della “Regione imprenditrice” si restringe ormai a pochissimi settori strategici per l’economia isola e da tutto il resto l’amministrazione regionale uscirà in tempi celeri per far cassa e alleggerire le finanziarie dei prossimi anni. In tale direzione, in cui le ragioni della finanza prevalgono sulle questioni strategiche, recentemente l’assessore all’Economia Gaetano Armao ha incassato pieno sostegno, oltre che dalla Giunta, pure dalle organizzazioni sindacali.
Tornando alla legge del 1997, essa contiene due articoli, il 10 e il ricordato art.11, che disciplinano la materia delle dismissioni delle partecipazioni regionali. La legge si può considerare propedeutica a quella del 1999 (legge n.20 del 30 aprile) che, all’art.23, ha previsto la privatizzazione formale delle Terme di Acireale, ovvero la trasformazione in società per azioni; a sua volta, quest’ultima è funzionale alla legge n.11 del 12 maggio 2010 che, all’art.21, ha stabilito la privatizzazione sostanziale delle Terme, ovvero la loro cessione ai privati, una volta completato il processo di liquidazione.
Tale processo di liquidazione è in atto, è assai delicato e con tempi che si annunciano lunghi, se la ricognizione contabile delle poste attive e passive del bilancio non verrà portata a compimento in modo certo. Qualunque proposta verrà dai liquidatori, a pronunciarsi dovrà essere la Regione. E se così fosse, non potrebbe vendere subito ai privati, se non prima verificata l’eventuale disponibilità all’acquisto da parte degli enti locali del territorio.

Saro Faraci  


30/05/2011

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