lunedý 13 luglio 2020
Anno IV - numero 28 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
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TERME DI ACIREALE: IL "DOPPIO CAPPIO" DELLE LIQUIDAZIONI INCOMPLETE

Sta per iniziare la quarta fase della storia delle Terme di Acireale, quella del ritorno (della gestione) ai privati.

Le tre precedenti sono state contrassegnate dall’avvio per mano privata – su iniziativa del barone Pennisi di Floristella – dello stabilimento di Santa Venera (1873) e dalla sua crescita “di nicchia” fino a dopo la seconda guerra mondiale; dalla successiva demanializzazione regionale delle acque termali (1951) con la conseguente creazione dell’azienda autonoma (1954) fino alla inaugurazione dello stabilimento di Santa Caterina (1987): un periodo di grande sviluppo del termalismo pubblico sociale; infine, da un lungo periodo di “governance” frammentata, un quindicennio di commissariamenti straordinari ed “ad acta” che ha preceduto la trasformazione in società per azioni pubblica della vecchia azienda autonoma (1999) con l’insediamento di un consiglio di amministrazione (2006-2009) ridotto successivamente ad amministrazione unica (2009-2010) prima della messa in liquidazione della stessa società per azioni. La quarta fase che sta per iniziare, necessaria ed indispensabile per la decadenza del complesso termale, non è priva di insidie e rimane assai incerta negli esiti, nonostante vi sia ampio consenso fra i politici che la stagione del termalismo pubblico è definitivamente tramontata e che occorrono energie fresche dai privati per rilanciare il termalismo ad Acireale.
A Palermo, come abbiamo evidenziato la scorsa settimana, è stato avviato il lungo percorso che potrebbe portare, entro la fine del prossimo anno, alla privatizzazione dello stabilimento termale. Il condizionale è d’obbligo, perché un ben preciso crono-programma non è stato ancora definito. Il bando per la selezione dell’advisor è pronto dagli inizi di agosto, ma il testo è adesso all’esame dell’ufficio di gabinetto del Presidente Lombardo; poi sarà espletata la procedura ristretta di selezione dell’advisor, cioè della società di consulenza o del team di esperti scelti in base a determinati requisiti professionali; una volta nominato, l’advisor dovrà svolgere il proprio incarico in 180 giorni, salvo ulteriori proroghe, per poi arrivare, insieme agli uffici regionali, alla redazione del bando di gara per l’affidamento della gestione ai privati; dopo di che saranno valutate le proposte pervenute e sarà scelto l’imprenditore privato (o il gruppo di imprenditori) cui verrà concessa la gestione delle Terme per un lungo periodo.
Se tutto procederà senza intoppi, si dovrebbe conoscere il nome del possibile concessionario privato entro la fine del 2012. A Palermo, gli uffici regionali dell’Assessorato all’economia confidano molto nel ruolo e nelle competenze dell’advisor nel predisporre un’offerta adeguata, convincente ed attrattiva per i privati. L’advisor, infatti, svolgerà una serie di studi e di indagini sul campo per arrivare a definire, come si suole dire nel gergo tecnico, un “concept” di centro termale che sia in linea con le caratteristiche delle Terme di Acireale e con l’evoluzione registrata in questi anni dal mercato del termalismo e del benessere. Un compito non facile, perché, se non destinato a rimanere un libro di fantasie, dovrà saper coniugare le “esigenze di cassa” della Regione – che ha incluso le Terme nel piano di dismissioni delle partecipate regionali – con l’attrattività dell’offerta, tenuto conto dello stato in cui versa l’intero patrimonio delle Terme, il cui valore stimato è fra i 34,5 e 36,5 milioni di euro. In passato, altri studi ed indagini furono effettuati, comprese le note di accompagnamento al piano industriale del consiglio Angiolucci, ma puntualmente la Regione li ha lasciati nei cassetti e sarà anche compito dell’advisor recuperare tali analisi per studiare attentamente il tipo di proposta da effettuare.
Il percorso di privatizzazione, appena avviato, si interseca inevitabilmente con la procedura in atto, cioè con la liquidazione della società di gestione “Terme di Acireale SpA” che va avanti a rilento, piena di intoppi contabili e burocratici, e di cui non si conosce la data di chiusura. In passato, procedure di liquidazione di alcune società regionali sono durate anche diversi anni. Non è oggettivamente facile la ricognizione contabile di crediti, debiti ed oneri di qualsiasi natura, anche tributari afferenti alla gestione pregressa, e per questo motivo i due liquidatori Margherita Ferro e Michele Battaglia, di concerto con la Regione, si sono avvalsi del supporto di una società di revisione, la BDO SpA di Milano. Mancano all’appello ancora i bilanci del 2009 e del 2010 da approvare. La liquidazione cammina in parallelo all’ordinaria gestione, per la verità ridotta al lumicino, sia nelle modalità di impiego del personale che nel numero esiguo di prestazioni sanitarie erogate. Abbiamo più volte sottolineato che una conduzione a singhiozzo dello stabilimento, oltre ai danni di immagine per il turismo acese e ai disservizi per l’utenza pendolare, rischia di depauperare ulteriormente il valore degli asset delle Terme, tanto dei cespiti patrimoniali quanto dell’avviamento commerciale. Ma la Regione non intende spendere più un quattrino. 
Per l’avvio della privatizzazione, questa liquidazione, a sua volta, è funzionalmente collegata ad un’altra liquidazione, della vecchia azienda autonoma, che è ancora l’azionista di maggioranza della società di gestione e che dovrebbe trasferire al più presto le azioni in suo possesso al Dipartimento del Bilancio che si appresta a diventare pertanto l’azionista unico delle Terme di Acireale. Il commissario straordinario dell’azienda Salvo Drago, come pure il suo omologo a Sciacca, non ha ancora fissato una data utile per il trasferimento delle azioni alla Regione. Dietro questo ritardo, in verità, c’è un nodo procedurale che l’Assessorato all’Economia ritiene già risolto: la cessione delle azioni detenute dall’azienda autonoma dovrebbe avvenire a titolo gratuito, in quanto l’azienda è considerata organo della Regione che risponderebbe agli eventuali crediti nei limiti del valore azionario acquisito; i commissari che si sono succeduti alla guida dell’azienda hanno manifestato da sempre forti perplessità, sostenendo però che tale cessione debba avvenire a titolo oneroso e, dunque, in attesa di chiarimenti, si limitano a rinviare la data del trasferimento azionario.
Sta di fatto che, in quanto prevista dalla legge regionale n.11 del 2007, la liquidazione della vecchia azienda autonoma avrebbe dovuto completarsi entro il 31 dicembre del 2009. A due anni di distanza, come è spesso prassi nel comportamento degli uffici regionali, l’operazione non si è ancora perfezionata e le Terme di Acireale, come quelle di Sciacca, soffrono il problema della coesistenza della azienda autonoma e della società di gestione che numerosi problemi aveva già creato all’atto dell’insediamento dei consigli di amministrazione ad inizio del 2006. Un doppio cappio che potrebbe condizionare la privatizzazione.

Saro Faraci


28/08/2011

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