martedý 20 ottobre 2020
Anno IV - numero 42 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
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TERME DI ACIREALE: DOVE VA LA REGIONE? 

 

Giovedì 29 settembre (ore 18.00, all’Excelsior Palace Hotel) il Forum sulle Terme di Acireale terrà il primo incontro operativo al quale parteciperanno le associazioni e i gruppi che vi hanno aderito (ventuno ad oggi) nonché simpatizzanti ed amici che in questi mesi – attraverso sia il sito www.termediacireale.it che la pagina su Facebook – hanno abbracciato l’idea-base dell’iniziativa dei Lions: la promozione della più ampia partecipazione democratica, ovvero inclusività, nelle scelte strategiche riguardanti il futuro della città: in questo specifico caso, le Terme.

Gli ultimi eventi, tuttavia, sembrano andare in una direzione opposta a quella auspicata dal Forum. Gli indirizzi di scelta continuano ad essere concepiti in modo esclusivo, nelle “stanze dei bottoni”, senza che vi sia un coinvolgimento delle istituzioni acesi e, più in generale, della comunità locale. In una conferenza stampa organizzata sabato 24 settembre, il circolo locale del Pd ha denunciato tale assenza di dialogo con la Regione, ha contestato le ultime scelte operate sul processo di privatizzazione (l’affidamento dell’incarico di advisor a Sviluppo Italia Sicilia), ha criticato l’impostazione complessiva del Distretto produttivo termale (a loro avviso, sganciata da un piano di riordino dell’intero settore, contrariamente a quanto prospettato nel disegno di legge presentato a giugno dall’on.Raia). Infine, ha chiesto le dimissioni dei due liquidatori, rei – secondo i dirigenti del circolo acese – di non aver finora adottato quelle iniziative dirette a preservare la continuità aziendale degli stabilimenti.

Si muove il Pd (ove si registra un riallineamento di posizioni tra il consigliere Giuseppe Cicala e i vertici del partito), mentre invece non c’è segnale di movimento da parte delle altre compagini politiche. Le diverse iniziative, laddove esistenti e comunque timide, rimangono ascrivibili ai singoli (in momenti diversi e con contenuto differente, il presidente del Consiglio comunale Pietro Filetti, il consigliere provinciale Santo Primavera, lo stesso Cicala, il deputato regionale Nicola D’Agostino); manca un gioco di squadra e dell’assenza di un fronte comune cittadino le istituzioni regionali stanno traendo enorme vantaggio, avocando a se stesse scelte ed indirizzi di intervento che, vorrebbe il buon senso, dovrebbero essere prima concordati con la comunità locale di riferimento. Ma Acireale è incapace, al momento, di tenere una posizione unitaria al riguardo e trova difficoltà ad esprimere una “manovra corale” che dia a Palermo la sensazione che la città è compatta, e vuole fortemente il rilancio delle Terme di Santa Venera e Santa Caterina, perché strategiche per il proprio futuro sviluppo.

Il veto di ricorrere ad un advisor esterno, a quanto pare imposto dal Presidente Raffaele Lombardo che vuole invece la partecipazione di Sviluppo Italia Sicilia, ha impresso una direzione diversa al processo di privatizzazione delle Terme. Trattandosi di argomenti molto tecnici, che sfuggono alla comprensione della gente comune, la scelta di Lombardo appare irrilevante: un advisor vale un altro; anzi è apprezzabile il fatto che il Presidente faccia risparmiare molti quattrini alle casse regionali (il procedimento messo in piedi in precedenza da Armao sarebbe costato non meno di 200 mila euro), evitando di ricorrere a costose consulenze esterne per esiti del procedimento molto incerti. In realtà, il cambiamento in corsa dell’advisor non è cosa di poco conto. E’ stata scelta (con la legge n.11 del 2010) una strada, ovvero l’affidamento ai privati della gestione delle Terme per mezzo di una gara ad evidenza pubblica; le “buone prassi” professionali vorrebbero che, coerentemente, anche l’affidamento dell’incarico di advisor avvenisse con modalità competitive per assicurarsi il concorso delle migliori professionalità. Si fosse scelta un’altra strada, ad esempio la trattativa diretta con potenziali acquirenti, forse avrebbe avuto più senso affidare in house l’incarico di advisor ad una società partecipata dalla Regione, proprio per tenere sotto controllo l’intera faccenda. Il Forum permanente, ad esempio, si chiede perché non si siano prima consultati i massimi esperti del termalismo in Italia, le cui rappresentanze sono state ospitate ad Acireale nei mesi scorsi in occasione del convegno del Lions (9 aprile) e di quello del Pd (11 giugno).

I processi di privatizzazione, come insegnano anche le vicende dello Stato italiano alla fine degli anni novanta, non sono mai facili; gli esiti non sono mai scontati; la modalità dell’asta, ovvero della scelta della miglior proposta fra quelle pervenute, non è sempre efficace, soprattutto se non arrivano proposte o quelle pervenute sono irricevibili rispetto alla finalità della vendita. Sviluppo Italia Sicilia, la domanda è legittima, ha tutte le competenze necessarie per gestire un processo di privatizzazione complesso, che non si esaurisce ovviamente con lo studio del mercato termale e del posizionamento delle Terme di Acireale, ma che richiede l’attivazione di tutti i canali informativi e relazionali necessari per far arrivare sui tavoli regionali le migliori proposte dai migliori offerenti? O la politica avocherà a sé anche la parte informativa e relazionale, preoccupandosi di trovare pure un acquirente per le Terme di Acireale e quelle di Sciacca?

In assenza di una visione ampia e di insieme sull’intero percorso, si naviga a vista. Così è alla Regione; per altri motivi, così è pure ad Acireale. L’Assessorato all’Economia, che ha in pancia la gestione delle società partecipate (le Terme di Acireale e di Sciacca, seppur in liquidazione, sono tra queste), si sta occupando di monitorare la liquidazione (che, nonostante le rassicurazioni dei liquidatori, è complessa e perigliosa) e di avviare gli atti propedeutici alla privatizzazione, che comunque è di sua competenza. Nel frattempo, interferiscono legittimamente gli uffici della Presidenza, dirottando altrove la nomina dell’advisor. Mentre la Regione cessa il suo ruolo di imprenditore pubblico nel settore del termalismo, un altro ramo dell’amministrazione palermitana – ovvero l’Assessorato alle Attività Produttive – trova risorse per avviare, su input del liquidatore di Acireale, un tavolo tecnico per la costituzione del Distretto produttivo sul benessere termale, e dunque per una iniziativa che, seppur meritevole, è ancora in divenire e comunque parziale, perché interessa solo una porzione del più ampio scenario del termalismo (c’è infatti anche quello sanitario). Si è in attesa dell’approvazione dei Distretti turistici, costituiti in virtù di una legge regionale del 2005, ed arriveranno anche in questo caso altre risorse pubbliche a sostegno della promo-commercializzazione di comprensori turistici; ma, ironia della sorte, ci sono alcuni territori (come Acireale) che annoverano al proprio interno le risorse termalistiche, però non riescono a far nulla per valorizzarle. E così via. I piani di intervento si intrecciano e si confondono, forse ad arte, forse per scarsa competenza, e nel frattempo la situazione rischia seriamente di precipitare.

In questi quattro mesi, da quando il Forum sulle Terme è stato costituito, si è verificata una imbarazzante sequenza di eventi, talora perfino contraddittori. Il Lions, le associazioni e i gruppi aderenti al Forum si sono limitati a registrarli, facendo sentire la propria voce in talune occasioni – significativa la lettera-appello “Ora o mai più” dell’8 settembre scorso, alla quale comunque molti destinatari non hanno dato risposta – al fine di tener alta l’attenzione sulla vicenda e sollecitare la classe politica locale ad intervenire e a far fronte comune. Le risposte ricevute, tuttavia, non sono esaustive. Per quanto improntati, come è giusto che sia, a correttezza e garbo nel rispetto delle diverse prerogative istituzionali di ognuno, gli interventi della classe politica acese (in primis, l’Amministrazione civica e il Consiglio comunale) sono molto timidi e assai deboli. Inseguono i problemi che di volta in volta si manifestano; non sono capaci di prevenirli; difettano di una capacità di programmazione strategica.

In assenza di una manovra corale che faccia leva sullo scatto di orgoglio di un’intera città, le scelte di Palermo continueranno ad essere esclusive (nelle stanze dei bottoni) e pervasive (in grado, dunque, di inficiare l’intero percorso della privatizzazione). In questo modo, però, non si andrà da nessuna parte.


Saro Faraci


25/09/2011

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