marted́ 25 giugno 2019
Anno IV - numero 25 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
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BAMBINO MALTRATTATO: CHE RUOLO HA L'INFORMAZIONE?

Oggi parliamo di un fatto che ha sconvolto l'Italia: il video del bambino che la Polizia, in esecuzione di un ordine del giudice attinente ad una causa tra madre e padre, trascina letteralmente via dalla classe per assegnarlo ad un centro specializzato.
La vicenda, come è ben noto ha suscitato aspre polemiche: per il modo di agire delle forze dell'ordine, per il carattere drammatico delle immagini, perché vittima del fatto era un bambino inerme di dieci anni.
Le polemiche, però, lasciano spazio a diversi interrogativi: quanto ha influito il modo in cui i media della comunicazione hanno proposto la vicenda?
La domanda non è di poco conto se si pensa che i contorni della vicenda sono emersi solo molte ore dopo che un noto programma della Rai avesse dato il via alle scioccanti immagini. Solo dopo aver pubblicato il video, così come appare filmato dalla zia materna del bimbo (quindi inevitabilmente parte in causa), si è saputo che il giudice (giusto o sbagliato che sia) aveva disposto che il bimbo fosse allontanato dalla madre, che in passato i parenti avrebbero evitato di dare corretta esecuzione a questo provvedimento, che la vicenda quindi avesse altri contorni.
Qualcuno dice che questo non cambia il discorso sul tavolo: la questione centrale è e rimane il modo in cui il bambino è stato trattato, portato via a forza come nemmeno un mafioso.
Forse è vero. Ma il contorno, in una vicenda tanto delicata, non può essere trascurato perché spiega almeno in parte quelle immagini.
Resta l'angoscia per il trattamento riservato al bambino. Resta l'accusa rivolta alla Polizia. Ma, almeno razionalmente, sapere cosa è accaduto prima di quel fatto può spiegarci cosa è davvero successo.
Questo porta al cuore della nostra discussione: se il giornalista è definito "intermediario dell'informazione", che ruolo ha quel giornalista che si limita a pubblicare un video senza andare a cercare di comprenderne il contesto? Che servizio sta svolgendo?

Data l'importanza del ruolo che riveste, il giornalista non dovrebbe mai dimenticare che il pubblico ha necessità di essere messo a conoscenza di ogni particolare che possa servire a comprendere.

Perché altrimenti non è giornalismo: altrimenti è semplice sensazionalismo.

Altrimenti il giornalista finisce col diventare un subalterno del dirigente di rete o del produttore: che decidono, loro e non il giornalista, cosa farà notizia e cosa invece no, cosa deve essere "pubblicato" (nel senso più ampio che questo termine ha ormai assunto) e cosa invece no.
Se non si ripensa al ruolo del giornalista nell'epoca in cui viviamo, fatta meravigliosamente da cellulari, tablet e youtube, esso finirà col divenire un semplice ricercatore di video altrui. E la scelta se pubblicarli spetterà ad altri senza che egli abbia la voglia o la capacità di comprendere prima del pubblico per far comprendere il pubblico.

Davide Quattrocchi


14/10/2012

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