mercoledý 16 ottobre 2019
Anno IV - numero 41 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
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Lettera aperta alla città di Acicatena.

Dopo la retrocessione dalla serie D il patron Strano scrive a cuore aperto

Siamo giunti al capolinea, la corsa finisce è il momento di scendere non prima di aver lanciato un ultimo sguardo a ciò che si lascia forse per sempre. Non sono un illuso e per questo so che in tanti hanno sofferto ma altrettanti hanno gioito della nostra retrocessione, mi riferisco agli stessi miei concittadini che, chissà perché, fin dall’alba del progetto hanno remato contro a ritmi man mano sempre più sostenuti. Finisce un’era per il calcio biancorosso, finisce un’ era che forse non ci appartiene per tradizione e cultura, finisce l’era delle sfide magiche con avversari del calibro di Cosenza, Siracusa, Savoia, Nocerina, Turris, Avellino, Messina, Trapani per citare le prime che mi vengono in mente, finisce l’era dei grandi stadi, finisce quest’era nel silenzio e nell’indifferenza generale.
Abbiano perso qualcosa di prezioso per cui tanta fatica era stata fatta e cospicue energie spese, l’abbiamo perso nonostante sarebbe bastato davvero poco per conservarlo ancora una volta.
Quando nel 2000 prelevammo l’Acicatena dalle ceneri di un campionato culminato col tonfo in Prima categoria avevamo un sogno: vincere, fare parlare della nostra città sui giornali non solo per i fatti di cronaca nera, creare un’immagine nuova, diversa e pulita. Con queste intenzioni sono nati i campionati fantastici vissuti negli anni a seguire, quello dei record in Prima categoria, quello culminato con la finale play – off in Promozione. Quando si sono schiuse le porte dell’Eccellenza in molti hanno pensato si trattasse del punto di arrivo, della massima aspirazione possibile, in pochi riuscivano ad immaginare, anche solo col pensiero, a qualcosa di ancora più grande. Abbiamo vinto lo scetticismo con 4 annate da sogno, con 3 partecipazioni ai play – off e l’indimenticabile battaglia dell’11 giugno 2006 col Fasano. Un pomeriggio caldo, ma insolitamente piovoso, ci vedeva festeggiare la promozione in Serie D fra lo stupore della Sicilia intera.
Siamo stati costretti nostro malgrado a lasciare l’ormai inadeguato Nino Bottino per trasferirci allo stadio Polivalente, perdendo parte del calore del pubblico. Ma anche li sono arrivate giornate da incorniciare, vittorie indimenticabili e 3 salvezze di fila che devono per diritto essere definite storiche. Non abbiamo lesinato sforzi, ingaggiando calciatori importanti per la categoria ed allenatori prestigiosi come nel caso di Saro Foti. I nostri sforzi però non sono bastati ad accendere gli entusiasmi di una città fredda, distaccata, priva di stimoli ed incapace di comprendere la qualità del prodotto offerto. Spesso è stata data la colpa alla mancanza di cultura calcistica o all’assenza di tradizioni, altre volte le motivazioni sono state cercate nella vicinanza opprimente di Acireale e Catania, niente di più falso. La verità è un’altra, purtroppo meno nobile e meno semplice da accettare. Vive Acicatena un momento storico dove ognuno pensa a difendere la propria parrocchia nel caso migliore, se non addirittura il proprio orticello o la semplice mattonella. Il bene comune, il patrimonio di tutti viene in secondo o terzo piano. Acicatena ha voltato le spalle all’Acicatena, lo hanno fatto parte dei suoi politici, degli imprenditori, dei commercianti e degli stessi semplici cittadini, alcuni bravi a muovere critiche, anche cattive e spesso infondate, tutti bravi a giurare di saper fare di meglio, nessuno pronto a tendere una mano. Salvo solo i tifosi, quelli veri, quelli sempre presenti, pochi ma buoni. A loro andrà sempre il mio ringraziamento per il supporto che hanno saputo garantirci.  Abbiamo resistito 10 anni prima di arrenderci, ma l’abbiamo fatto con onore e contando sempre sulla forza delle nostre braccia, della nostra intelligenza e spesso del nostro portafogli. Alla fine di questa storia possiamo affermare che pochi uomini compirono l’impresa, mentre tanti, troppi si impegnavano solo a denigrare, distruggere, cancellare, affossare, spinti da chi questo progetto avrebbe voluto attuarlo personalmente, ma non avendone le capacità ha preferito vederlo morire. Nella consapevolezza di aver compiuto anche alcuni errori di scelte e di programmazione, ma  non abbiamo alcun rimorso perchè siamo entrati di diritto nella storia di questa società che ora saranno altri a continuare, vedremo con quali risultati. Qui il mio ringraziamento e la mia riconoscenza vanno a tutti gli amici dirigenti che insieme a me hanno condiviso negli anni questa splendida avventura.
Personalmente non penso di aver finito la mia storia nel calcio, ripartirò, non so dove ne quando ma ripartirò.
Enea lasciò in lacrime Ilio distrutta ed in fiamme, la lasciò disperato ma con lo spirito del grande guerriero ancora intatto. Fuggì lontano dalla patria amata e le leggende narrano che fu lui il capo di una tribù di uomini capaci di fondare una nuova città chiamata Roma, aprendo così una storia ancora più grande ed importante.
I miei avversari e denigratori non si illudano di essersi liberati di me, né dell’Acicatena calcio.  


Distinti saluti 

 

SEBASTIANO STRANO


17/05/2010

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