giovedý 12 dicembre 2019
Anno IV - numero 49 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
Le nostre rubriche
Arte


Paul Gauguin: la nascita di una nuova arte segnata dal “Primitivismo” e dal “Sintetismo”.
<< L’immagine che il pittore ha dentro di sé sovrasta l’immagine reale >>.


I dettagli nel loro insieme il più delle volte creano una percezione diversa dell’immagine, la sua essenza in un certo modo. Ma l’assenza di particolari a cosa può portare…sicuramente ad una visione particolareggiata, determinata dalla scelta di una precisa angolatura. La cosa certa è che privandola dei particolari l’immagine non ritrae più la realtà, ma altro, qualcosa che non può considerarsi totalmente di natura astratta: visione personale ed intimistica. << L’immagine che il pittore ha dentro di sé sovrasta l’immagine reale, quella fuori da sé >>. Queste parole di Gauguin ci danno l’idea di ciò che è la sua pittura, il suo sentire la realtà prima di tutto come una percezione che va interiorizzata. La sua è una creazione di immagini estremamente evocative. La scelta di utilizzare i colori per stendere superfici piatte, di utilizzarli puri, senza mescolarli, l’assenza di chiaro scuro non sono altro che il segno marcato di una soggettività tradotta su tela. Le opere dell’artista rappresentano soggetti stilizzati, caratterizzati da marcati contorni neri, spesso privi di proporzioni e di prospettiva, ma che diventano rappresentazione della realtà. Tutte queste caratteristiche, e sicuramente in questa gran parte hanno avuto i suoi dati biografici, la sua vita passata da un viaggio all’altro in terre “primitive” e non intaccate dalla civilizzazione, la Polinesia, Tahiti, la Bretagna, fanno parlare di primitivismo, di una fuga dalla civiltà. Sicuramente in questi luoghi cercava altro da quello che poteva essere la Parigi del tempo, voleva trovare qualcosa di primitivo, incontaminato e le sue opere dalle grandi ed estese campiture di colore, dai contorni marcatamente neri ed evidenti testimoniano proprio questo. L’arte primitiva non conosce le regole della prospettiva, le sue forme sono semplici, le superfici piatte dai colori intensi, abbaglianti: tutto questo si riscontra nella pittura di Gauguin. << Nel silenzio delle belle notti tropicali, ascoltare la dolce musica mormorante dei movimenti del mio cuore, in armonia con gli esseri misteriosi che mi circondano>>- questo è il soggettivismo desiderato dall’artista. In “Autoritratto con il cappello”
(1893-94), ambientato nello studio dell’artista dalle pareti gialle e verdi e dalle decorazioni tahitiane, notiamo nello sfondo la presenza di un suo quadro “Manao tupapau”, riprodotto in controcampo. L’autoritratto è molto significativo per l’artista, perché diventa il mezzo per osservare sé stesso e in un certo senso la sua interiorità. “Il Cristo giallo” (1889) è un esempio del sintetismo ( che secondo l’idea di Emile Bernard doveva essere un collegamento alla “sinteticità” dell’arte medievale, ma che per Gauguin diventa anche un rifarsi all’arte esotica ed all’arte arcaica) e un segno di primitivismo: i colori sono intensi, squillanti e  le donne bretoni hanno abiti e acconciature tradizionali. “ La visione dopo il sermone” (1888) rappresenta delle donne bretoni che hanno una visione, assistono alla lotta di Giacobbe contro l’angelo, episodio narrato nella Bibbia. I colori, le forme, tutto il dipinto è connotato da elementi pregni di irrealtà. Gauguin divide la tela in diagonale con un tronco d’albero, e grazie a questo espediente così naturale divide la rappresentazione in due piani, appartenenti a due dimensioni diverse: la realtà e l’irrealtà. Questo è il primo dipinto dell’arte sintetista di Gauguin.

Antonella Agata Di Gregorio