sabato 24 agosto 2019
Anno IV - numero 33 - Direttore Grazia Scuderi - Iscritto al n. 15 del 9/06/2000 presso il Tribunale di Catania
Le nostre rubriche
Arte

Edouard Manet: scandalo, scalpore e ambizione al successo
Volti e ambienti di una dimensione non più atemporale ma contemporanea

Edouard Manet non è uno scrittore. Non ama esprimersi attraverso la scrittura. È un artista e le sue comunicazioni epistolari sono delle vere e proprie opere d’arte: la scrittura attraversa acquerelli raffiguranti fiori, ritratti, che inevitabilmente richiamano ricordi legati al destinatario della lettera. Ama circondarsi di intellettuali, di scrittori: Emile Zola, Charles Baudelaire, Stephane Mallarmé hanno lasciato un segno nella sua vita. Manet viene definito da Baudelaire il pittore della vita moderna per i suoi soggetti, per il suo rappresentare la contemporaneità. Nella sua pittura non si ha la percezione di un’aura di atemporalità, di immanenza, ma chi guarda è stupito di trovarsi davanti volti e luoghi della Parigi del tempo. Uomini, donne e abiti del tempo: scandalosamente viventi e reali. Un volto delle rappresentazioni di Manet è quello di Victorine Louise Meurant. L’artista la incontra appena diciottenne nel 1862: da quel momento in poi saranno i suoi occhi fissi in quelli dello spettatore, il suo atteggiamento privo di pudore e carico di lascivia ad “animare” le sue tele. La pittura di Manet è oggetto di dure critiche, è autrice di veri e propri squarci all’interno della morale della società ben pensante, eppure l’artista non vuole far questo. Manet non vuole essere un diverso, un controcorrente, ma ambisce alla gloria, alla fama. << Non esporrò mai nella baracca lì accanto, entrerò al Salon dalla porta principale>>.  Le sue opere sono compositamente studiate, le figure sono poste all’interno dello spazio con maestria. La sua opera non è una mera registrazione su tela del quotidiano, ma non è neanche un connubio di magnificenza e atemporalità mitica: è rappresentazione del reale studiata e attraversata da uno sguardo attento e critico, scrutatore. Le “Déjeuner sur l’herbe” ritrae in primo piano una donna nuda, la sua pelle è connotata da un bianco che abbaglia, vicino a lei due uomini vestiti con indumenti secondo la moda del tempo. Un cesto, gli abiti della donna e i resti della colazione sono resi realisticamente dall’artista, che proprio nelle nature morte, per la critica, merita delle lodi. Sullo sfondo una donna si lava in un laghetto. La donna nuda fissa lo spettatore impudicamente…che cosa è accaduto prima? Cosa accadrà dopo? La scena è come il fotogramma di una storia, priva di spiegazioni. Fortissimi ed espliciti i richiami alla tradizione, al “Giudizio di Paride” di Raffaello e a “Il concerto campestre” di Tiziano: nell’opera di Manet avviene un sovvertimento, non c’è più la perfezione di soggetti, un manto mitico che avvolga la scena, ma la quotidianità contemporanea. “Olympia” non è una venere di Tiziano, ma una prostituta parigina. I suoi lineamenti grossolani, il suo sguardo impudico, la sua mano sul pube, che indica il pieno possesso sul corpo, sono ben lontani dalle rappresentazioni mitologiche e proprio per questa enorme distanza fonte di scandalo.

                                                                                                Antonella Agata Di Gregorio