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IL GRANDE SILENZIO SULLE TERME DI ACIREALE

Tutto tace intorno alle Terme di Acireale. Dallo scorso 9 aprile, giorno del convegno organizzato dal Lions Club nell’intento di rianimare il dibattito locale sul futuro del complesso termale, non arrivano alla città segnali confortanti, soprattutto da parte di chi ha responsabilità politico-istituzionali e si trova nelle condizioni di poter fare o dire qualcosa.
C’è un silenzio, forse imbarazzato, dei diversi protagonisti. Nessun segnale ufficiale proviene dagli uffici del Bilancio alla Regione, dal Servizio Partecipazioni e Liquidazioni che vigila costantemente sull’operato dei due commissari liquidatori, Margherita Ferro e Michele Battaglia.
Il procedimento, infatti, è lungo e complesso e comporta, sul piano contabile, l’accertamento di tutte le passività in capo all’Ente nonché la corretta determinazione delle poste attive in bilancio. Troppi i debiti a carico della società per azioni Terme di Acireale e non sempre certi, liquidi ed esigibili i crediti vantati verso terzi e lo stesso socio Regione. Data la natura del procedimento di liquidazione, e considerata la volontarietà dell’operazione voluta dalla Regione con la legge n.11 del 2010 che precede temporalmente la privatizzazione, non è escluso che, strada facendo, si possa procedere a qualche dismissione, per fare cassa, e pagare qualche debito pregresso, per calmierare le pretese dei creditori e scongiurare azioni esecutive ancor più pesanti. In ballo, naturalmente, ci sono gli alberghi e gli edifici polifunzionali prima ancora delle strutture termali di Santa Venera e di Santa Caterina. I due commissari liquidatori, a parte qualche rassicurazione sulla regolare prosecuzione dell’attività termale, non intendono per il momento informare l’opinione pubblica sullo stato di avanzamento della liquidazione. E’ trapelata voce che la Regione sarebbe interessata a far cassa, mettendo a disposizione di un fondo di housing sociale, che lo avrebbe già inserito in una “short list” di siti interessanti in Sicilia, una parte del patrimonio delle Terme.
Se ciò fosse vero, ciò significherebbe riconvertire le strutture destinandole ad altre finalità (in questo caso, di edilizia sociale) e troverebbe conferma l’ipotesi che il termalismo non interessa più nessuno in Sicilia e che non si intende più riqualificare l’offerta turistica locale facendo leva proprio su un’importante risorsa, ovvero le Terme.
Ci è stato segnalato, da un attento uomo di cultura del territorio, che le Terme di Acireale sono state persino dimenticate dai mass media nazionali: sull’ultimo numero di Ulisse, la rivista mensile di bordo di Alitalia, l’articolo dal titolo “Le acque del benessere. Una passione italiana” non fa affatto menzione delle Terme acesi, pur richiamando invece quelle di Sciacca.
Al Giro d’Italia, che il 15 maggio è passato per diverse città del territorio etneo facendo tappa pure ad Acireale, la scheda di presentazione in tv ha ricordato molti aspetti della città, ma non ha menzionato le Terme. E si dimenticano delle Terme anche coloro che hanno responsabilità politiche. La proposta istitutiva del Distretto “Mare dell’Etna”, attualmente al vaglio della Regione, avanzata dal Comune di Acireale quale capofila nel giugno dello scorso anno, contempla varie iniziative per il rilancio dell’immagine della città, ma non c’è una sola riga dedicata alle Terme. Anche il Piano programmatico socio-economico territoriale della Provincia di Catania, dedicato alle strategie settoriali e ai progetti strategici delle tre aree più importanti (il calatino, l’area metropolitana e l’area pedemontana), non fa un solo cenno alle Terme e si attende adesso che sindaci, amministratori, e presidenti dei consigli comunali dei centri della Provincia propongano un qualche emendamento per includere anche le Terme di Acireale nel Piano.
Alcuni consiglieri provinciali, fra cui Antonio Tomarchio e Santo Primavera, si sono attivati al riguardo, per superare questa fase di inerzia. A livello locale, da registrare, in queste ultime settimane, la proposta del PD, avanzata alla deputazione del proprio partito all’ARS, di includere le Terme di Acireale nel Piano Sanitario Regionale, invitando nel contempo l’amministrazione regionale a recepire integralmente la legge nazionale n. 323 del 2000. C’è stato poi un incontro qualche giorno fa del comitato civico, nato a fine anno scorso su impulso del PD locale, con la rappresentanza politica dell’UDC provinciale, sensibilizzata ad occuparsi della vicenda Terme. Si attende, infine, la costituzione del Forum permanente sulle Terme da parte del Lions Club di Acireale che, comunque, dopo il convegno del 9 aprile scorso, ha fatto pervenire alla Commissione Bilancio all’ARS e al Dirigente del Servizio Partecipazioni e Liquidazioni all’Assessorato all’Economia un “promemoria” contenente le principali proposte e le criticità emerse durante quella interessante assise. Naturalmente, su quel promemoria non è arrivata finora nessuna osservazione della Regione.  

Saro Faraci

 



22/05/2011